martedì 24 dicembre 2013

Navigare

"navigare[na-vi-gà-re] v.intr. (aus. avere; nàvigo, nàvighi ecc.) [sogg-v] 
1 Detto di imbarcazioni e aerei, percorrere uno spazio; freq. con specificazione locativa o di modo: l'aereo naviga a 9000 metri di quota 
2 Detto di persona, viaggiare su un'imbarcazione: n. sull'oceano || fig. n. in cattive acque, essere vicino alla rovina  
3 inform. Consultare un ipertesto, e in partic. le pagine di un sito Internet, attivando le varie connessioni logiche; muoversi all'interno di una rete informatica: n. in Internet"
  • Da mille anni a questa parte, la famiglia di mia Zia mi regala per Natale una confezione di biancheria intima della marca "Navigare".
    Io non so nulla, del perché questa marca abbia questo nome, ma "Navigare" è un bellissimo verso, sia col suo significato originario del muoversi tramite un'imbarcazione e muoversi tra le acque, spostandosi, sia nella concezione più recente: "
    sto navigando su internet". Che a guardarci bene ha senso limitato, letteralmente, ma ci focalizziamo sul significato. Una persona che dice di star navigando su internet, difficilmente sta su facebook a vedere le foto dell'ex, è più probabile si stia informando su qualcosa.

    C'è questa cosa che ha detto un mio caro amico d'infanzia, ci sono due modi di crescere: viaggiare o studiare. Che è un bel punto di vista, non sono sicuro di essere completamente sicuro o convinto di ciò, ma è un bel punto di vista. Però questo punto di vista sarebbe sintetizzabile con una frase che suona quasi come una licenza poetica, ma con le dovute premesse appena poste, può risultare sensata e carina: navigando, si cresce.

Messa di Natale, Yung, e ciò che ne consegue.

 "Il mistero della nascita verginale o la consustanzialità del Figlio col Padre, o la Trinità che non è una triade, non danno più ali ad alcuna fantasia filosofica e sono divenuti semplici oggetti di fede. Non c'è quindi da meravigliarsi se le aspirazioni religiose, il senso della fede e la speculazione filosofica dell'europeo colto sono attratti dai simboli dell'Oriente, dalle grandiose concezioni indiane della divinità e dagli abissi della filosofia taoista cinese, così come in altri tempi l'anima e lo spirito degli antichi furono afferrati dalle idee Cristiane".
Da "gli Archetipi dell'inconscio collettivo"(1934/1954) Carl Gustav Jung, Bollati Boringhieri.



Ho provato ad affezionarmi alla figura di Cristo, dico seriamente. Ma ho sempre trovato più stimolanti altre figure da prendere a esempio, dai predicatori d'Oriente di millenni andati, a opere Pop dei giorni nostri.
Stasera, però, si va lo stesso alla messa di Natale. E per quanto ci vada probabilmente più per goliardia che per fede, mi piacerebbe vederci dentro una persona, magari giovane, magari con gli occhi chiusi, che trova il conforto nell'insegnamento e nella figura di Cristo che io trovo in altre figure e in altri insegnamento. Questo mi ridarebbe un po' di fiducia in tutto questo buffo gioco di luci -rare- e ombre -troppe- creato dal Cristianesimo.

martedì 17 dicembre 2013

Versa il tuo caffè nella mia cioccolata calda e te ne offrirò un po'.

"Je voudrais que ma fée m'aime"
Se sapessi il francese, prendere quella parola: fée, la renderei plurale, e mi arrenderei al bisogno ostinato di continuare a ricevere e dare amore a chiunque. Non so il francese, forse lo imparerò: è da 4 anni che dico di voler imparare il francese, da due che dico  di voler imparare il tedesco. Non ho fatto nessuna delle due cose. Prima era pigrizia, ora è dubbio: potrei mettermi a studiare una lingua nuova. Quale delle due? A quale delle due lingue dovrei dedicarmi con tutto me stesso? E perché proprio queste due, I could improve my english instead, o imparare il Latino, dicono che col Latino poi sia tutto più facile. O magari il Russo, pare sia difficilissimo, ma che fascino c'è a imparare il Russo? Poi sono sicuro che tutte le lingue siano difficili a loro modo.

Ed è qui l'inghippo, vorrei imparare il Francese per modificare quella frase: ma se imparassi il Francese avrei preso una decisione, se prendessi una decisione crescerei, e se crescessi è possibile che non vorrei più modificarla, quella frase. O forse non crescerei, semplicemente cambierei, mi piegherei alle consuetudini per muovere verso uno stereotipo di vita che forse non mi appartiene non per errore, ma per natura.

Forse crescere, nel mio caso, vuol dire imparare Francese e Tedesco contemporaneamente, un po' più lentamente magari, perché ci sono un sacco di cose da fare.