martedì 24 dicembre 2013

Messa di Natale, Yung, e ciò che ne consegue.

 "Il mistero della nascita verginale o la consustanzialità del Figlio col Padre, o la Trinità che non è una triade, non danno più ali ad alcuna fantasia filosofica e sono divenuti semplici oggetti di fede. Non c'è quindi da meravigliarsi se le aspirazioni religiose, il senso della fede e la speculazione filosofica dell'europeo colto sono attratti dai simboli dell'Oriente, dalle grandiose concezioni indiane della divinità e dagli abissi della filosofia taoista cinese, così come in altri tempi l'anima e lo spirito degli antichi furono afferrati dalle idee Cristiane".
Da "gli Archetipi dell'inconscio collettivo"(1934/1954) Carl Gustav Jung, Bollati Boringhieri.



Ho provato ad affezionarmi alla figura di Cristo, dico seriamente. Ma ho sempre trovato più stimolanti altre figure da prendere a esempio, dai predicatori d'Oriente di millenni andati, a opere Pop dei giorni nostri.
Stasera, però, si va lo stesso alla messa di Natale. E per quanto ci vada probabilmente più per goliardia che per fede, mi piacerebbe vederci dentro una persona, magari giovane, magari con gli occhi chiusi, che trova il conforto nell'insegnamento e nella figura di Cristo che io trovo in altre figure e in altri insegnamento. Questo mi ridarebbe un po' di fiducia in tutto questo buffo gioco di luci -rare- e ombre -troppe- creato dal Cristianesimo.

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